Un sabato sera qualunque.
11 Novembre, 2006
Anche l’Italia a volte sa da gatto morto.
Quello che conta è non dimenticare il sogno
perché sarà proprio quello a consolare,
quando la realtà odorerà di fogna.
Ho sempre detto che le convenzioni non mi piacciono. Cerco sempre di non festeggiare il mio compleanno ma gli amici fanno sempre tutto da soli. Cerco anche di non uscire il sabato sera come fanno tutti, poichè il troppo casino non m’aggrada, non permette di godere la bellezza del freddo silenzio, e il sapore del caffè in centro non è lo stesso. Per me ogni sera è sempre stata uguale alle altre riguardo il divertimento. Anche quando la mattina dopo avevo scuola, non ho mai negato la mia compagnia a qualcuno. Tanto alla fine in classe si dormiva davvero bene, specialmente il martedì quando a cullarmi c’era la soave voce della profesoressa di Economia Aziendale… chissà quanti e quanti sogni ho fatto, avvolto dalle nozioni di tecnica bancaria.
E ne è valsa la pena, perché ora sono qui a ridermela di tutto quello che è successo, di tutti quelli che avevano paura quel giorno, quando Dante mi fece fare una vera risata e mi convinsi di avere sempre avuto ragione.
Alla fine tutti ci riuscimmo, ma in particolare noi, essendo i migliori, lo facemmo senza rovinarci il fegato sui banchi, optando invece per i banconi.
I ricordi di allora sono nitidi… il traguardo era alle spalle, da lì in poi si trattava del futuro. Molti avrebbero lavorato, quelli più scansafatiche sarebbero andati a scaldare nuovi banchi, facendosi chiamare ancora studenti, però una cosa è certa: niente di tutto quello che c’è stato si sarebbe riproposto negli stessi modi, tempi o luoghi… il passato non torna, e noi abbiamo cercato di viverlo in pieno finchè il futuro ce lo ha portato via. Non è più tempo per i giocattoli, ci dicevano, ora capirete quello che abbiamo tentato di dirvi in tutti questi anni. Dall’altra parte noi sempre fermi sulle nostre: birra in mano e sorrisi, perché è sbagliato crescere e scordarsi di quello che si è stati. Così, rubando quel pezzo di passato e in tasca anche pochi spiccioli, siamo partiti per strade diverse promettendo di rivederci ogni tanto, sapendo bene che sono solo parole al vento.
Se il caso lo vorrà, com’è successo una delle notti di questo ottobre, nuovi resoconti verrano riversati sopra i tavoli, ed assieme a questi, le stesse bestemmie di allora, come a voler dire: “No, non dimenticheremo, Dio cane”.
Leave a Reply