Critica a tutti noi.
31 Dicembre, 2006
di Gennaro Brusaporco da Aosta
(incredibile, ha comprato il traduttore simultaneo!)
Finalmente è Natale, le luci che decorano le case, l’albero
addobbato, il presepe, ormai in disuso, forse la neve, si sta un po’ con la
famiglia, l’animo di tutti è più buono, tutti sono più buoni, almeno per un
pochino.
Eppure qualcosa non torna: innumerevoli vagonate di critiche
e di commenti su argomenti che fanno notizia, perchè colpiscono l’immaginario
collettivo, ci sommergono. L’Italia è un paese economicamente allo sbando
(dillo agli argentini, vedrai come ti risponderanno), ogni giorno omicidi
riempiono i telegiornali, a Napoli, fino a qualche giorno fa, chiedevano
l’aiuto dell’esercito, magari di quei soldati in missione “di pace” in Iraq
(non vorrete che l’Italia non si schieri con gli americani, vero?).
Evidentemente negli ultimi anni ci siamo adagiati sulla
nostra comoda vita, forse i sessantottini hanno ucciso gli spiriti
rivoluzionari, esaurendoli nelle loro proteste e sminuiti, se non condannati a
morte, da BR e compagni. Fatto sta che non abbiamo più nessun vero stimolo che
ci spinga a cambiare ciò che non va, e l’unica pratica accettata è la protesta
fine a se stessa, senza l’azione di ribellione che dovrebbe seguirla. I
politici sono dei coglioni, hanno a cuore solo loro e non il popolo che li
vota, i prezzi di tutto sono troppo alti, le multinazionali sfruttano i
bambini, i lavoratori non arrivano a fine mese perchè sottopagati dai datori di
lavoro che hanno troppi privilegi. Ma poi che succede? Alle elezioni non si
presenta mai niente di nuovo, di giovane, di rivoluzionario, nel frigo di tanti
italiani ci sono alimenti scaduti anni fa e abbandonati al loro destino,
comprati perchè la pubblicità ci diceva: ”Compra-compra-compra!”, se non hai le
nike ti senti depresso, e Berlusconi, la voce della combriccola di imprenditori
che si è creata i diritti spropositati di cui godono, è ancora tra i più
votati, forse a causa del primo punto considerato. Probabilmente siamo un poco
schiavi della pubblicità, della società e del giudizio degli altri, forse un
po’ pigri, probabilmente non abbiamo interessi talmente forti per reagire,
almeno per ora.
Tanto per mantenere un po’ di coerenza, questo Natale potremmo evitare di fare regali
di marche multinazionali da 500 euro al pezzo, va benissimo un regalo preso
alle bancarelle del mercato, anche se così volgarmente poco snob. Oppure non
spendere 100 euro a testa per il pranzo con i parenti, che fino alla vigilia
odi e che da Santo Stefano ricomincerai ad odiare. O ancora peggio sputtanare
migliaia di euro per potersi vantare di essere stati alle Maldive, per poi
lamentarsi al ritorno perchè qui da noi il pane è troppo caro. Insomma, rompere
un po’ meno i coglioni dicendo dicendo e poi non facendo niente per cambiare la
realtà, anzi, facendo il contrario di ciò che sappiamo tanto bene predicare. O
forse potremmo continuare così, essendo cose che riusciamo a fare bene potremmo
specializzarci e diventare i numeri uno.
Ma, per favore, non spacciate il Natale per questo.
Collaborazione con Sdcpadova.it!
26 Dicembre, 2006
Ebbene, non ricordo di averlo mai detto ufficialmente, però Il Loggione gode di uno spazietto sul sito non ufficiale di Scienze della Comunicazione di Padova, sdcpadova.it. Quest’oggi mi sono visto recapitare nella mia e-mail una newsletter natalizia, e quindi ne parlo.
Col 2007 si spera che il sito, forte dei grandi numeri a suo favore sia in termine di traffico che di iscritti, si rinnovi:
- Innanzitutto in termini di grafica e navigabilità: la confusione è tanta, ma di cose buone ce ne sono tantissime, si deve solamente fare chiarezza!
- Poi personalmente io chiedo che assuma una precisa collocazione. Difatti ora non è ben chiara la sua definizione: è un blog, un portale, una via di mezzo… cosa? Questa collocazione si verifica anche dando un preciso taglio sia grafico che di personalità al sito. Non un lavoro da poco, certo, ma la buona volontà non manca di certo!
- Infine, bisognerebbe incentivare, come stiamo già facendo (ma bisogna che si verifichino prima le due condizioni di cui sopra), delle iniziative studentesche espresse in termini di concorsi a tutto spiano… un modo per sfruttare la rivalità naturale che contraddistingue le persone, spingendole a fare bene e a farsi notare, dando al corso di laurea un nome da meritare.
Augurando che il 2007 sia produttivo (e, capitano, qui ci sta una riunione di lavoro) auguro al sito di diventare un giorno un punto di riferimento non solo degli studenti del corso in questione, ma di tutte le università di Padova.
Quando la rottura di coglioni è completa.
25 Dicembre, 2006
Sarà l’atmosfera natalizia. Sarà che penso sempre di più che qualcuno dovrebbe farsi esplodere nella piazza gremita di gente. Non so cos’è esattamente: magari la mia allergia all’ignoranza… chissà. Sta di fatto che tutto questo mi ha portato a pensare.
Penso che questo blog ha raggiunto più di 2000 visite in due mesi d’attività, e non è affatto una cattiva cosa.
Penso che le centinaia di downloads dei numeri della nostra rivista online siano davvero un buon incentivo.
Penso che a breve qui ci scriveranno anche gli altri sfaticati: così le stronzate moltiplicheranno.
Penso soprattutto che questo non è un posto per tutti. Siamo ad un livello sopra, questo bisogna capirlo.
Certe cose semplicemente le ignoriamo: ecco perché da oggi parte la cancellazione dei commenti superflui, arroganti, ignoranti, ridondanti, o semplicemente, quelli che non ci piacciono.
Se avete qualcosa da dirci, contate fino a dieci prima di dirla. Se quando siete arrivati a due vi sembra una stronzata, fate a meno di scrivere: tanto, con ogni probabilità, verrà cancellata e verrete bannati. Perché è molto meglio essere coglioni e tenere per sé il segreto, che scrivere idiozie e farlo notare al mondo.
E che nessuno si azzardi con la stronzata del “predicate bene e razzolate male”, perché questo è il nostro posto, e facciamo quel cazzo che ci pare.
Ho detto.
StreetWars: assassini con pistole ad acqua.
24 Dicembre, 2006
Semplicemente straordinario: un sogno da bambini che diventa realtà.
Chi di noi non ha mai giocato alle pistole ad acqua in estate, da piccolo?
E quanti di noi non hanno mai sognato di continuare a farlo anche da adulti?
Ebbene l’hanno reso possibile, dandogli un tocco in più, e la mania sta già prendendo piede, com’è giusto che sia: presto sarà anche in Italia, a Roma.
Si tratta niente di meno che d’una competizione omicida a pistole d’acqua, dalla durata di tre settimane, nella quale gli iscritti al sito organizzatore, quello di StreetWars (e sono circa un centinaio per volta), hanno l’incarico di assassinare a colpi di pistole d’acqua o gavettoni gli altri partecipanti.
Ognuno dei membri al momento dell’iscrizione, assieme alle regole, riceve i dati di un altro concorrente, ossia:
nome, indirizzo di casa, indirizzo del lavoro, una foto della vittima e relativo indirizzo email.
Pedinamenti e agguati sono il cuore pulsante di questo meraviglioso gioco, che farà vivere nel terrore di essere spruzzati tutti i partecipanti. Chi uccide la propria vittima avrà diritto a prendere i dati della preda di quest’ultima, e via così, finché non ne resterà soltanto uno. Il vincitore avrà diritto ad un premio in denaro, ma nel frattempo… sarà meglio guardarsi le spalle.
Se i membri del nostro corso di laurea fanno i bravi, si potrebbe organizzare una competizione simile, ristretta solo a Scienze della comunicazione, nel prossimo semestre. Già mi immagino i giornali. Vai così, diamo una scossa a questa Padova soporifera.
Scaricate Il Loggione X-mas!
23 Dicembre, 2006
Finalmente, dopo un duro lavoro, è pronto nella pagina del download il numero speciale della rivista, Il Loggione X-mas. Correte a scaricarlo per godervi 7 meravigliose pagine zeppe di novità entusiasmanti tra cui l’esclusiva intervista al Papa e il favoloso editoriale. Una nuova ondata di polemiche si abbatterà sulle nostre palle.
Questo sì che è un buon Natale, Dio maiale. E tutto grazie a noi! Ancora auguri.
Ecco a voi i Raccorti.
19 Dicembre, 2006
Tanto tempo è ormai passato da quando ho deciso di fare una raccolta dei racconti brevi che ho scritto nel periodo di quarta-quinta superiore, e mi ero proprio dimenticato della loro esistenza. Oggi li ho recuperati nei meandri della rete, messi in un file .zip (sono quattro raccolte di una decina di pagine ciascuna) e li rendo disponibili per il download.
Tutto quello che dovete fare sarà cliccare qui. Buon divertimento nella lettura.
Abitudinario?
18 Dicembre, 2006
Decisamente non mi piace la monotonia, o come la si vuole chiamare.
Dio benedica il precariato, che non ci fa fare per troppo tempo lo stesso lavoro.
E ora qui un saluto a Paolo, diventato per l’occasione della festa di Scienze della Comunicazione, un fottuto Pr.
Paolo, tu sei una di quelle persone che, quando aprono una confezione di Cheerios, esclamano: “Oh, guarda, semi di ciambella!”
Sei mejo te.
Segnatevi sul calendario: 22 dicembre.
18 Dicembre, 2006
Accanto alla dicitura “Panettone con Frateschi”, scriveteci “Loggione formato X-mas!”. Insomma, una ragione in più per venire in aula il 22 dicembre. Oggi e domani saranno due giornate di duro lavoro, perché le 5-6 pagine che verranno fuori non si inventano da sole.
Suggerimenti per questo numero? Diteci, siamo molto attenti ai nostri lettori.
E se Madonna…?
15 Dicembre, 2006
Già, e se Madonna nel suo prossimo album facesse una canzone intitolata “Puttana”? Vorrei proprio guardare Mtv (e chi si ricorda più com’è fatta?) che fa comparire all’inizio del video la scritta:
Madonna
Puttana
Eh, chissà. Comunque un ottimo spunto per riflettere su quello che Il Loggione (e io in primis) vuole rappresentare lo trovate nel post qui sotto, tratto direttamente dall’ottimo blog di Daniele Luttazzi. Lui esplica molto meglio di chiunque altro come stanno le cose. Informatevi.
Tutto questo perché sono davvero stanco di tutti quelli che dicono cazzate del tipo: “Ah, la satira è bella e fa ridere se fatta in modo non volgare e rispettosa”, oppure “Eh, la satira a volte si spinge un po’ troppo oltre… bisogna rispettare anche la libertà degli altri!” Ma stograncazzo, la gente spesso parla perché ha la bocca, e me ne convinco sempre più. Acculturatevi sull’argomento.
Ottimo spunto di riflessione.
15 Dicembre, 2006
Dal sito di Daniele Luttazzi.
Se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito.
Francesco Merlo oggi su Repubblica:
” La satira è lo sfottò. ” Bocciato.
Premesso che lo scandalo è sorto in seguito a parodie davvero
bonarie ( e questo dà la misura di quanto il Paese sia arretrato
durante i 5 anni neri di Berlusconi );
l’argomento più insidioso usato in queste ore contro la parodia
religiosa dei comici radio-televisivi è nascosto nell’intervento al Tg2
di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire:
” Credo che questa satira volgare nasconda una punta di
vigliaccheria: si bersaglia un uomo che non può difendersi per la
natura stessa della sua alta missione. Certo, i diritti della satira
sono fuori discussione, ma la satira ha anche dei doveri che si
incontrano con il diritto dei cittadini a essere rispettati nei
sentimenti più profondi. Mi chiedo se oggi c’è bisogno di una satira
che offende il paese. Ne risente il sentimento stesso della democrazia.
”
Boffo fa sfilare in parata tutti i temi frusti con cui i tromboni, da sempre, cercano di tappare la bocca alla satira.
Innanzitutto, quello della volgarità.
Poi quello della vigliaccheria.
Quello della sacralità.
Quello dei doveri.
E quello del rispetto per i sentimenti profondi dei cittadini.
( Che poi i diritti della satira siano fuori discussione, non è così
fuori discussione, in realtà, dato che Boffo è direttore di un
giornale, l’Avvenire, che nel 2001 scrisse “Ben venga la chiusura di Satyricon“. I tromboni, si sa, sono sempre molto liberali. )
Quello che sfugge a tutti i commentatori dell’ultima ora, oltre alla loro ignoranza in materia, è la natura della satira.
Tanto per cominciare, la discussione, tanto cara ai politici nostrani, sulla necessità di paletti
alla satira, non dovrebbe neppure essere ammessa. La satira esprime
opinioni, e chi vuole conculcarla ( cioè in genere proprio i suoi
bersagli, che essendo persone di potere non vedono l’ora di esercitarlo
) vuole conculcare il tuo diritto di esprimere le tue opinioni.
E’ nella Costituzione, il discorso potrebbe finire qui.
In più, l’effetto collaterale dei paletti è che la satira dentro i
paletti è satira “permessa”, quindi non è più satira. E’ questo che
vogliamo? Io no. Loro sì.
Tutti dicono: ” La satira è contro il potere.” Nessuno si
chiede perchè, eppure non è così scontato. Il motivo è culturale e
risponde a una esigenza umana, quella sì profonda: la salute dello spirito, del nostro immaginario, che oscilla costantemente fra sacro e profano.
Nell’antichità, questa percezione delle cose era evidente, e
ai culti seri facevano da contraltare culti comici: entrambi erano
dotati di una loro sacralità.
Nel medioevo, il carnevale ( legato alle feste pagane
agricole dell’antichità ) sovvertiva l’ordine del reale e le sue
gerarchie. I buffoni erano eletti re per burla, e i potenti venivano
letteralmente smerdati e aspersi di urina. Abbassamenti, profanazioni,
detronizzazioni, travestimenti e parodie erano gli strumenti con cui la satira carnevalesca celebrava l’eterno ciclo vitale della morte e della nascita.
I chierici stessi, nel periodo pasquale, officiavano messe blasfeme che parodiavano i riti e i testi sacri.
La satira ha quindi innanzitutto questa natura ambivalente: distrugge e nel contempo rinnova. L’attacco della satira al potere è secondario rispetto all’attacco più importante: quello contro la morte. La satira è il popolo che festeggia la sua vittoria contro la morte.
( Per inciso, questo è il vero significato di ogni festa in piazza, ma chi se lo ricorda più? )
Ecco perchè ( e torniamo a Boffo e ai bacchettoni come lui ) è sbagliato parlare di volgarità della satira.
La satira esibisce il corpo grottesco, dominato dai bisogni primari (
mangiare, bere, defecare, urinare, scopare ), per celebrare la vittoria
della vita: il sociale e il corporeo sono uniti gioiosamente in
qualcosa di indivisibile, universale e benefico.
E’ invece mortifero il loro tentativo di arrestare il respiro fra
sacro e profano. Nessuno c’è mai riuscito perchè lo spirito umano è
immortale e la sa lunga.
Non c’è quindi neppure vigliaccheria, dato che il papa non è
affatto la personcina inerme che Boffo vuole accreditare. Fra i poteri,
quello della Chiesa è sempre stato accanto a quello degli Imperatori. (
Come non ricordare papa Woytila accanto al generale Pinochet? )
Il plagio di massa operato dalla religione ha purtroppo una funzione sociale di controllo; e diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato,
e a condizionare l’attività dei governi. Gli esempi in questo senso
sono all’ordine del giorno ( staminali, pacs, eutanasia ) e ormai
insopportabili.
Il guaio è che non puoi correggere un’istituzione quando è una religione. Guardate come i musulmani in certi paesi lapidano le loro donne.
Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi. L’odio
viene da qualche meandro profondo, ma le religioni gli danno una
cornice nobile. Ecco perché sono pericolose.
Altri poi hanno usato il tema “vigliaccheria” in una seconda
accezione: i satirici attaccano il papa, ma hanno paura di attaccare i
leader islamici. NON E’ VERO. Battute, vignette e monologhi contro
l’integralismo islamico ce n’è ormai a bizzeffe. Quando in Italia
diventerà famoso un leader islamico integralista, dovrà sopportare
anche lui gli oneri satirici della ribalta, come è toccato a padre Georg.
Quanto alla “sacralità”, i primi ad averla profanata sono stati i preti pedofili. ( Come ha ricordato un recente documentario della BBC, per vent’anni un certo cardinal Ratzinger fu responsabile dell’applicazione del documento segreto del Santo Uffizio Crimen Sollicitationis
in base al quale, per prudenza e per non fare scandalo, quei sacerdoti
non venivano rimossi dall’incarico pastorale, ma semplicemente spostati
in un’altra parrocchia ).
Per non parlare di monsignor Marcinkus e delle trame che legavano lo IOR alla mafia, a Sindona e alla P2.
Ed è blasfemo che milioni di persone muoiano ogni anno in Africa di AIDS anche perché la Chiesa condanna l’uso del preservativo.
Il condom a quanto pare è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se
Cristo non ne ha mai parlato, se non per lamentarsi del fatto che si
rompono facilmente durante il sesso anale.
I doveri della satira? Uno solo: far ridere l’autore. E’ questa la vera deontologia del comico. L’unico giudice della satira è il suo autore.
( Per la diffamazione e la calunnia le leggi ci sono già. E già che
ci sono, dico che andrebbero riviste, per impedire al potente di turno
di vessare con processi pretestuosi l’autore satirico che l’ha colto in
flagrante. Vedrei con favore un ” comma Luttazzi “ così
configurato: tu puoi anche farmi causa per 20 miliardi, ma se io vinco
la causa, i venti miliardi li dai tu a me. Così la prossima volta fai
meno il gradasso. )
Boffo usa poi i cittadini come scudi umani appellandosi al rispetto
dei loro sentimenti profondi. Come abbiamo visto, storicamente e
culturalmente i sentimenti profondi dei cittadini sono di altro genere
( il popolo liberato in festa, lo spirito umano reso sano grazie
all’oscillazione fra sacro e profano ), SOLO CHE I CITTADINI SE NE SONO
DIMENTICATI anche grazie al mortifero plagio religioso cui, nei paesi
cattolici, vengono sottoposti fin dalla più tenera età.
Era questo l’argomento insidioso cui accennavo all’inizio: Boffo
tira in ballo la democrazia, che non c’entra nulla, per usare il popolo
contro se stesso.
L’interpretazione religiosa del mondo è una delle tante possibili.
Ma io non posso dar retta a chi crede di parlare con Dio, dai! E’ da
psicotici!

