Buone nuove.
14 Dicembre, 2006
Ebbene usciamo il 22 Dicembre con il nuovo Loggione X-mas. Pochissime pagine per fare un regalo ai nostri cari affezionati lettori che ci seguono sempre e vogliono sapere come noi festeggiamo questa ricorrenza che, diciamocelo, è sempre una merda.
La poesia di Natale:
Due palle (di natale); sono sull’albero, assieme alle nostre: cosa non si fa per risparmiare.
In totale più o meno fanno una dozzina.
Per il 22 ci stiamo davvero preparando a strafare.
Come addobbi ci siamo, ma manca ancora la copertina.
Un applauso a Jack, dei Papi Magija, il quale è riuscito a cogliere la citazione della foto del numero 2: ovviamente si tratta della copertina italiana del film capolavoro a opera del maestro Takeshi Kitano, Brother.
Rubrica dei disegni.
11 Dicembre, 2006
Dopo quella dei fumetti, non poteva mancare quest’altra. Metterò un po’ di robaccia che abbozzo in giro. Per iniziare, ecco Pietro. E voi, avete disegni da mandarci? Allora fatelo all’indirizzo loggioneonline@libero.it e verranno pubblicati qui, e magari anche nei prossimi numeri della rivista!

Anticipiamo qualcosa della rivista.
11 Dicembre, 2006
Ma sì, anticipo che non stiamo facendo un cazzo… il clima natalizio si sente! Insomma, alcuni articoli sono già pronti, altri arriveranno presto. Indubbiamente, questo numero, che uscirà i primi di Gennaio (logicamente solo online poiché non ci sono corsi a quanto ne so: magari ad un esame girerà qualche copia!), sarà incentrato sulle feste che tanto sono di moda in questi anni.
Vedo il natale come un giorno in cui tutte le persone che lo festeggiano sono leggittimate a spendere ipocritamente miliardi e miliardi in regali togliendosi una volta per tutte quel fastidioso peso che è la dimostrazione d’affetto verso il prossimo.
Figlio: “Papà, papà… mi vuoi bene?”
Padre: “Ma cazzo, figliolo… non vedi il cellulare con la fotocamera? Parla da solo. E ora non mi rompere, che c’è Berlusconi alla Tv”.
Madre: “Ma caro, quello è il Papa”.
Padre: “Che palle, li confondo sempre…”
Evviva le feste!
La tecnologia avanza grazie al Natale.
11 Dicembre, 2006
Dopo lunghi mesi di sacrifici ho potuto comprare finalmente la Sony Handycam. La strada per i cortometraggi è dunque aperta. E anche per tutte le altre stronzate che di conseguenza si sono rese possibili.
Come se non bastasse ho ricevuto da Babbo Natale il Motorola V3. Ma a me fa cagare il Motorola… o Babbo, ma sei sicuro di non esserti sbagliato? Eh, ai vecchiacci di merda di duemila anni, l’Alzheimer prima o poi viene… ma almeno non hai fatto come col figlio di quel boss mafioso l’anno scorso: ti chiese anche lui il cellulare, ma gli mandasti un furgone pieno di poliziotti ad arrestare il padre. Sei proprio stronzo, o Babbo!
Intervista ad Arjuna Tuzzi.
10 Dicembre, 2006
Ripropiniamo qui l’ntervista ad Arjuna Tuzzi, professoressa di Metodologie e Tecniche delle Scienze sociali, tenutasi il 27/11/2006.
1. Iniziamo col parlare del suo nome, “Arjuna”, strano ma bello. I suoi fratelli si chiamano per caso Yudhisthira, Bhima, Nakula e Sahadeva? (nomi dei personaggi del poema epico del Mahābhārata)
Non ho fratelli, comunque sì, il mio nome deriva dalla mitologia indiana.
2. Professoressa, lei fin dal primo giorno di lezione è stata molto fiscale sui ritardi: rompere le palle è una dote naturale oppure il risultato di duri anni di allenamento?
(ride) Sono riuscita a farvelo credere? Mah, a dire la verità non sono così nota per essere una rompiscatole, penso che arrivare in tempo alle lezioni sia più una forma di rispetto nei confronti dei vostri compagni.
3. Lei è una professoressa molto competente e di questo gliene rendiamo merito. Ma riguardo i suoi colleghi: se sopra una torre ci fossero Zotti Minici e Frateschi, lei, dove troverebbe il tritolo per farla saltare?
(ride) Sono due colleghi molto diversi, ho un buon rapporto con entrambi, mi dispiacerebbe farli fuori così anche perché rischierei di finire anch’io sotto nel farli saltare in aria… ma cos’hanno fatto a voi studenti? Comunque ora che mi ci fate pensare hanno qualcosa in comune…
Sì, hanno in comune il fatto che ci fanno addormentare…
Eh ma non è il nostro compito fare gli attori di teatro, è normale che alcune lezioni risultino noiose, poi dipende dal professore quanto riesca a renderla interessante… però, ripeto, non è il nostro mestiere far divertire le persone, certo a qualcuno riesce di conciliare le due cose, se fossimo così bravi avremmo fatto gli attori.
4. Ma parliamo di insegnamenti. Lei non fa la pausa tra un’ora e l’altra. Perché, ha paura che aperte le porte i ragazzi se la diano a gambe?
No assolutamente no. Anzi, io sarei favorevole a far la pausa tra le due ore, perché ci sono studi scientifici sul fatto che l’attenzione cala dopo un determinato tempo, e poi non serve solo a voi studenti.
5. Durante le sue lezioni, mentre spiega si vede che molte persone sono intente a scrivere: secondo lei quale dei tanti cruciverba staranno completando?
(ride) Domanda difficile! Molti leggono il giornale o scrivono alla morosa, ad ogni modo se uno ha voglia di perdere tempo non ha bisogno di venire in aula A… Comunque il cruciverba potremmo provare a farlo tutti insieme in aula! O magari potremmo provare a fare l’esame sotto forma di cruciverba! (battuta fuori campo di Antonio: “6 verticale, dicasi dell’ex post”. (risate))
6. Di qualche giorno fa l’articolo su Il Mattino di Padova dove parlano dell’indagine sullo Spritz che abbiamo fatto sotto la sua supervisione. Gira voce anche che qualcuno l’ha contattata per commissionargliela davvero, l’indagine. Con il ricavato, è vero che offrirà lo Spritz a tutti e 161 i partecipanti?
(risate) Nessuno mi ha ancora commissionato l’indagine. Ad ogni modo… sareste disponibili a rifare l’indagine in tal caso? (sì, sì, sì!). Purtroppo i dati che abbiamo raccolto appartengono ad un campione poco indicativo. Comunque, se mi viene commissionata ve lo offro volentieri!
7. Ma ora qualcosa che ci riguarda da vicino. Lei è stata vista prendere e portare via i numeri della nostra rivista. Questo perché le piace davvero ciò che scriviamo, oppure perché ha un caminetto a legna?
(risate) Non ho un caminetto a legna! Ma a parte questo, le ho prese per curiosità poiché la satira a me piace e m’interessano molto le iniziative degli studenti: comunque ho gradito molto di più il secondo numero rispetto al primo. Dovrebbe essere lo scopo di ogni editore far piacere a più persone possibile il prodotto.
Professoressa, come diceva Battisti, “l’applauso per sentirsi importante, senza domandarsi, per quale gente”. Noi vogliamo essere importanti per coloro che sono importanti per noi.
Ad ogni modo la consideriamo una vostra iniziativa e questo c’interessa molto poiché c’entra molto con quello che fate.
Abbiam visto anche Cortelazzo rubarne una copia!
Ma in realtà una copia l’ho portata anche alla vostra presidente del Corso di Laurea, la professoressa Ursini e non era molto contenta del primo numero, ma il secondo glielo porterò domani…
8. Crede che con quest’iniziativa del giornalino ci daranno i finanziamenti pubblici, oppure gli arresti domiciliari?
Nessuna delle due (risate). Segue breve colloquio sui finanziamenti.
9. Lei ha fatto un’indagine sulle professioni della comunicazione, e i numeri confermano che la laurea in Scienze della comunicazione offre tante possibilità di lavoro: così, ad occhio, lei ci vede di più come muratori o spazzini?
Voi tre nello specifico, oppure…? Beh, se la vostra vocazione è fare gli spazzini o i muratori… scherzi a parte, vi posso assicurare che tutto questo clamore mediatico attorno a SdC, definita “laurea inutile creatrice di disoccupati” è del tutto infondato anche perché è un problema generalizzato a tutti i corsi di laurea triennali…
10. Riguardo lo sciopero contro la finanziaria: lei, quando vede i gioiellieri in piazza alzare i cartelli in aria e nota i rolex d’oro ai polsi, pensa: “Poverini, anche loro devono mangiare”?
(risate) No… no!
11. Lei cos’ha votato alle scorse elezioni? No, non ce lo dica, non vorremmo mai doverle dare della cogliona. (in ogni caso)
(risate) Abbiam fatto lo stesso ragionamento tra colleghi, se v’interessa! Volevamo andare in giro con la maglietta…
12. Professoressa, sappiamo tutti che Giovanni Paolo II andò a fare una visita ufficiale al dittatore Augusto Pinochet nel 1987 (tra parentesi, ispirandosi a questo fatto i Litfiba hanno inciso una bellissima canzone, “Santiago”). Quando crede che Benedetto XVI farà lo stesso con Bush?
(risate da parte di tutti) Ah, credo molto presto… non credo sia così difficile!
13. Essendo iscritto a Scienze della comunicazione a me sta tanto a cuore la libertà d’informazione. Recentemente sono venuto a conoscenza che in televisione ci sono cinque temi tabù che la satira non può affrontare liberamente, e di preciso: la chiesa, il capo dello stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l’omosessualità.
Se lei conducesse un programma televisivo, esordirebbe con la seguente battuta?
“Ma cristo di un Dio dice Napolitano, quel zoppo di un negro è una checca”.
(risate) Non credo che esordirei con quei termini (risate).
14. Professoressa, di solito i docenti danno voti alti negli esami, agli studenti che leccano il culo… per noi un 25 andrebbe benissimo, lei è d’accordo?
(risate) Il mio è un esame scritto, a meno che non mettete una foto sul compito. Comunque non credo molto a questo…
Ad ogni modo lei ha i nominativi del gruppo dei loggionari…
(risate) Ah ma non l’avete capito! Era tutta una scusa per schedarvi! (risate)
Per concludere riceviamo i complimenti dalla professoressa assieme ad una preziosa copia con dedica del suo ultimo libro “Le cento professioni della comunicazione”. Tra risate e saluti, concludiamo il nostro assalto al Castelletto.
La versione integrale in formato mp3 sarà disponibile presto online nella sezione Podcast di questo blog.
Flash mob.
9 Dicembre, 2006
Premettendo che i flash mob a me fanno un po’ cagare, (e Ugo me ne voglia, sissì) sarebbe un’ideona riunire un centinaio di persone, occupare un treno, e andare davanti all’ospedale a Roma, sotto la finestra di Welby, intonando un coro da stadio del tipo: “Piergiorgio, devi morire!”. Tutti allora diranno: “ma che bravi questi ragazzi, si battono per garantire l’eutanasia”. Invece “un cazzo”, risponderemo, “ci battiamo per avere 30 con Guidolin, altro che eutanasia”.
Che poi di quella se ne fottono anche i politici, figuriamoci noialtri.
E se spegnessimo tutto?
9 Dicembre, 2006
Questo pomeriggio ho visto un tizio che faceva pubblicità a Dianetics. Mi ha detto che al giorno d’oggi la gente non si guarda più negli occhi, ma guarda solo la bocca del proprio interlocutore.
Cazzo se ha ragione. Ormai si ha paura di accettare il prossimo come essere umano, perché bisogna poi rispettarlo con tutta la fatica che ne consegue. Eh no cazzo, vivo nel capitalismo proprio perché me ne posso fottere del prossimo, e te vieni a dirmi ’ste cose!
Secondo me per rimediare a questa mancanza serve qualcosa di drastico. Dovremmo spegnere di botto tutto quello che impedisce di comunicare: eccerto, bisogna avere un interruttore per togliere l’energia al mondo, come in Fuga da Los Angeles, ricordate? Ma sì, uno di quei telecomandi cazzuti, che basta premere un qualche genere di combinazione, tipo 666, per far piombare nel baratro della preistoria tutta la terra, almeno per un po’. Centinaia di anni di innovazione tecnologica buttati nel cesso.
Così la gente la smetterebbe di ignorarsi, iniziando finalmente a comunicare sul serio. Perché queste cazzatine come Internet, Tv e Radio non fanno comunicare (anzi), trasportano solo dati da una parte all’altra del mondo, tutto qui. Comunicare è tutt’altra cosa, e sono in pochi quelli che si ricordano ancora come riuscirci.
Sì cazzo, buttiamo tutto al buio, togliamo la spina al mondo… compreso quella di Piergiorgio e tutti quelli come lui. Che tutti parlano riempiendosi la bocca di parole raccolte, già masticate e sputate da qualcun altro. La vita non è un dono di Dio perché Dio stesso è stato inventato. La vita è proprietaria di chi se la vive. E poi Dio se esistesse sarebbe una merda. Dio merda.
Ma sì, dai, tutte cazzate per passare quella mezz’oretta. Nella vita ci sono anche cose belle, come… come… (buio). Comunque, ciò non toglie, e qui ci scappa l’idea per il flash mob: “Piergiorgio, devi morire!” (cantata alla coro da stadio)
Uccidete la democrazia!
6 Dicembre, 2006
Fonte: Corriere della sera
In un documentario i «brogli» del Polo
Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche
Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio con la regia di Ruben H. Oliva, non
è questione di sindrome da complotto ma di numeri, numeri e ore. Gli
autori lo dicono subito, prima che scorrano in anteprima le immagini e
Gola Profonda inizi il suo racconto. La notte di lunedì 10 aprile 2006
è ormai sfumata nel martedì e l’Italia è in sospeso, il flusso dei dati
elettorali s’è bloccato, «non si riesce a capire che sta succedendo»
dice Romano Prodi, l’esito delle elezioni è più che mai in bilico e
intanto a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, è arrivato
Beppe Pisanu. Mai successo che un ministro dell’Interno lasciasse il
suo posto in un momento così. C’era già stato verso le 19,20. Per
convocarlo, alle 23,14 gli telefonano al Viminale, «l’hanno costretto,
letteralmente costretto ad andare». Berlusconi è furibondo, «gli grida
in faccia, dice che lui non è disposto a perdere per una manciata di
voti». Pisanu torna al Viminale e là ci sono quelli dell’Unione. Marco
Minniti, Ds, è piombato in sala stampa agitatissimo, ha cercato i
funzionari, ha fatto una telefonata. Poi si è rasserenato.
Testimonianze. Immagini dei tg. E Gola Profonda che racconta: più
tardi, a Palazzo Grazioli, ci sono quattro uomini chiusi in una stanza.
Berlusconi, Bondi, Cicchitto e, ancora, Pisanu. Il Cavaliere non ci
sta. E il clima si fa pesante, per il ministro. Volano insulti,
«vigliacco», «traditore». Sono le 2.44 quando Piero Fassino annuncia
alle telecamere: abbiamo vinto. A quanto pare dal film, il grande
imbroglio informatico è sfumato in extremis, il programma che nel
sistema di trasmissione dati del Viminale trasformava le schede bianche
in voti per Forza Italia è stato fermato a ventiquattromila voti dal
traguardo, l’esiguo vantaggio dell’Unione. E a questo punto le immagini
rallentano, scrutano il volto segnato del segretario Ds, le occhiaie
scure, lo sguardo cupo, mai vista una proclamazione così. In via del
Plebiscito Berlusconi fa chiamare l’onorevole Ghedini, vuole preparare
un decreto che dice farà approvare dal Consiglio dei ministri per
sospendere il risultato elettorale fino a un nuovo conteggio e assicura
che lo farà firmare a Ciampi.
Ma dal Colle fanno sapere che il Presidente «non vuole
neanche sentirla», una richiesta simile. Abbiamo evitato un golpe? «Non
s’innamori dei paroloni: guardi i numeri», sorride Gola Profonda, alias
uno strepitoso Elio De Capitani, l’ex «Caimano» di Moretti che nel film
incarna tutte le fonti riservate dell’inchiesta. Il personaggio che
racconta quella notte delle Politiche 2006 è fittizio, «ma i numeri
sono veri», spiega Deaglio, «aspettiamo che intervengano i magistrati,
che il ministro chiarisca, che il presidente Napolitano ci rassicuri ».
Gli autori sono partiti da un libro, Il broglio, firmato da un anonimo
«Agente Italiano» e uscito a maggio. Il dvd contiene i dati provincia
per provincia. Numeri che il Viminale pubblica di solito «dopo 40
giorni» e fino ad oggi sono rimasti riservati. Perché? «Perché sono
impresentabili, ecco perché». Al centro del «docu-thriller», il mistero
delle schede bianche. Dalle Politiche 2001 a quelle 2006, per la prima
volta nella storia della Repubblica, sono crollate: da 1.692.048 ad
appena 445.497, 1.246.551 in meno. Maggiore partecipazione? Ma gli
elettori, al netto dei votanti all’estero, sono stati di meno:
39.424.967 contro i 40.190.274 di cinque anni fa. E soprattutto ci sono
le «anomalie» statistiche. L’Italia è varia, la percentuale di
«bianche» nel 2001 cambiava ad ogni regione, 2,6 in Toscana, 9,9 in
Calabria, 5,5 in Sardegna… L’animazione del film fa ruotare lo
Stivale come in una centrifuga, nel 2006 i dati sono omologati, «tutto
dall’1 al 2%, isole comprese!». Tutto più o meno uguale, e non un posto
dove le bianche non siano calate. In Campania, per dire, si è passati
da 294.291 bianche a 50.145, meno duecentocinquantamila, dall’8
all’1,4%. E poi c’è la successone degli eventi. Alle 15 il primo
exit-poll dà all’Unione cinque punti di scarto, come tutti i sondaggi.
Ma alle 15,45 Denis Verdini, responsabile dell’ufficio elettorale di
Forza Italia, dice che «alla Camera è testa a testa, lo si vedrà dopo
diverse proiezioni».
E infatti: un’animazione mostra la «forbice» tra gli
schieramenti che diminuisce «regolare come un diesel», ogni ora la Cdl
guadagna mezzo punto e l’Unione lo perde. I primi dati del Viminale
arrivano alle 20,19 e proseguono col contagocce. Alle 21,38 l’Ulivo
invita a «presidiare i seggi», quando si bloccano i dati manda il
segretario provinciale a Caserta. Inizia la lunga notte. Resta da
scoprire l’arma del delitto. E Deaglio, nel film, vola in Florida a
intervistare Clinton Curtis, programmatore informatico che nel 2001,
inconsapevole, preparò un software per truccare le elezioni e poi ha
denunciato tutto e ne ha fatto una battaglia. «Qualsiasi broglio le
venga in mente, con la matematica si può fare». E al direttore di
Diario, in mezz’ora, prepara un programma che distribuisce in
automatico le bianche a uno schieramento lasciandone una percentuale
tra l’1 il 2, «si può inserire nel computer centrale o a metà della
rete, bastano quattro o cinque persone». Deaglio dice che le bianche
mancanti e i voti in più di Forza Italia corrispondono: «Sono gli unici
risultati sbagliati dagli exit-poll». Problema: se è vero, perché
Berlusconi ha perso? La tesi del film è nella domanda che Deaglio fa a
Curtis: è possibile interrompere il processo? «In ogni momento». Si
torna alla notte di Palazzo Grazioli. Le pressioni su Pisanu. Il «colpo
di teatro», l’arresto di Provenzano l’indomani. E l’«antropologia» dei
democristiani, il loro fiuto infallibile. Gola Profonda conclude:
«Quella sera il ministro ha fiutato. Ha capito subito che Berlusconi
era un gatto che si agitava, ma era un gatto morto. E ha agito di
conseguenza».
Il primo ironiconcorso fotografico, dal tema: “Trenitalia, sorridi!”
6 Dicembre, 2006
Ebbene sì, abbiamo indetto un concorso fotografico e speriamo l’affluenza sia meritevole del nostro impegno. Per tutti i dettagli del caso, cliccate qui. Buon divertimento, e partecipate numerosi, stronzetti: è ora di far vedere chi siete.
Alcune anticipazioni.
4 Dicembre, 2006
Dopo il grande successo dell’intervista con la professoressa Arjuna Tuzzi, che potrete trovare scaricando il numero Due della rivista, un’altra cavia un altro professore ha accettato di farsi intervistare. Si tratta niente di meno che di Stefano Allievi, professore di Sociologia del primo anno. Davvero entusiasta di questa opportunità, ci ha dato la sua totale disponibilità, per cui in questi giorni ci stiamo preparando le domande da fargli. Saranno circa una quindicina, e andranno ad intaccare un po’ tutti gli aspetti dell’attualità: dalla politica alla religione, passando per l’istruzione. Contiamo di poter fare un buon lavoro, e alla fine uscirne, facendo un bel brindisi con il Montepulciano d’Abruzzo.
Ricordo a tutti che domani, martedì 5 dicembre alle 17.30, in aula A di Via Loredan ci sarà un incontro con Gherardo Colombo, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione, il quale terrà una lezione sul tema Etica, diritto e comunicazione.
Non mancate, anche perché il sottoscritto avrà delle domande da porre anche a lui, e magari ci scapperà una breve intervista anche lì.