Mastrogiacomo libero.

21 Marzo, 2007

Chissà perché, e non solo in Italia, quando una notizia è buona, per quanto obiettivamente piccola sia, rimbalza da tutte le parti e non si parla d’altro. Anche in questo caso: come a voler far vedere che, ecco, abbiamo salvato un uomo dalle fauci dei cattivi. Sì, un uomo. Quando, invece, proprio in quelle zone mediorientali, di persone ne muoiono a decine ogni giorno, qualche telegiornale ogni tanto comunica distrattamente la notizia tra un servizio di cani abbandonati e uno di tette rifatte. Solo fumo negli occhi, per l’ennesima volta.

Ebbene, ecco a voi tutte le puntate della serie di Corrado Guzzanti, le trovate QUI.
Buona visione.

Aldo, Giovanni e Giacomo.

3 Gennaio, 2007

Il rischio di essere etichettati.

Giunge l’ora delle riflessioni semi serie. Proprio l’altro giorno stavo guardando Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo, i tre comici più bravi d’Italia. Apparte il film in sé, era impossibile non pensare al successo calante che hanno visto dopo il grande boom di Tre uomini e una gamba. Una domanda viene logica nella mente, ed è quella più semplice di tutte: perché?
La risposta è altrettanto semplice ad una analisi un pochino attenta: sin dai tempi di Mai dire Gol di una dozzina d’anni fa, il trio si contraddistinse per bravura e fantasia nel mettere in atto le scene assurde che tanto li hanno resi famosi. E queste scenette, poi, hanno pensato bene di riunirle attorno ad una trama - anche quella molto surreale, ma ottima - e farne un film per il grande schermo! Alla gente ovviamente è piaciuto tantissimo, tanto che anche ora quando lo trasmettono in tv, una buona fetta di share la fa comunque, a dieci anni dalla sua uscita. Il problema vero, è che la gente ha etichettato il trio come dei semplici comici, non perdonandogli i successivi tentativi di fare dei film semi seri e con una trama più articolata (ma sempre la stessa: solo alla fine c’è l’epilogo di tutto il resto), come lo sono stati Così è la vita, La leggenda di Al, John e Jack e Tu la conosci Claudia?. La verità è che le genti vogliono sempre la stessa cosa, e vogliono vedere nei tre ciò che a loro piace. Non capiscono che un artista può anche evolversi, voler fare qualcosa di più di una mera copia di se stesso, in alcuni casi. E così, quelli che non vedono appagate le proprie voglie riflesse sullo schermo, dicono che non era quello che si aspettavano. Ma se uno va al cinema a vedere qualcosa sapendo già come vuole che sia, sicuramente rimarrà deluso nella maggiorparte dei casi. Perché la sostanza è che un artista non fa arte per appagare il prossimo, ma per appagare se stesso. E se al prossimo piace, ancora meglio.

Concludendo, il trio resta sempre il trio, e con un nuovo spettacolo uscito da poco più di un mesetto - Anplagghed - il quale pare avvincente, lo hanno dimostrato, sebbene si siano persi per qualche anno nella magia della macchina da presa. Ma è un percorso che hanno reputato giusto per loro stessi e il loro divertimento. E allora un comico fa ridere con qualcosa che lui in primis trova divertente. Quindi, fate un po’ quel cazzo che vi pare. Come noi, del resto.

Anni luce.

26 Novembre, 2006

Bellissimo programma ancora una volta targato la7, questo qui. Una carrellata di immagini in bianco e nero (ma non solo) che mostra com’era l’italia attraverso gli occhi della televisione, ripercorrendo i percorsi di un particolare artista.
Perché, come diceva Woody Allen: il cinema si ispira alla vita, la quale si ispira alla Tv.

Quest’oggi ad esempio, c’è Paolo Villaggio, e se in molti lo conoscono solamente per la saga di Fantozzi, farebbero meglio ad informarsi. Ma così per ogni artista che viene descritto: si conoscono gli inizi, e si vede come tutto è cominciato. Questo stupisce poiché in molti casi si tratta di bravura notata per caso, così ognuno di noi può sperare nella fortuna.

Casanova.

31 Ottobre, 2006

Sì, lui, la risposta italiana (sbagliata) a David Copperfield ce l’ha fatta. E’ riuscito ad uscire dalla pagoda della morte. Questo mago del cazzo c’è riuscito. La testimonianza vivente che sbagliando si crea la fama e si fanno i soldi è stato visto da milioni di telespettatori: altri tanti soldi quindi si prospettano. Che invidia, il mondo è pieno di cazzoni che fanno la pecunia dicendo/facendo stronzate. Voglio anch’io!

Per un pugno di libri.

29 Ottobre, 2006

Sto parlando ovviamente del programma di Raitre con Neri Marcorè che fa da conduttore. Lui mi fa ridere come pochi quando imita Fassino, quindi vederlo serio gli dà quest’aura da intellettuale che non guasta affatto alla sua immagine. Insomma, questo programma di un’oretta circa, va in onda la domenica ed è una delle poche fiammelle di cultura della televisione italiana. Vengono invitate due classi di istituti superiori italiani, capeggiate dai professori di letterattura, le quali si danno battaglia sul mondo dei libri. Veramente interessante pure se non ci sono donne mezze nude dalle tette giganti che vengono inquadrate ogni secondo.
Ho sempre pensato alla televisione, per via dei niei trascorsi con essa, come una scatola magica capace di eliminare l’ignoranza dalla faccia della terra, ma col passare degli anni mi sto ricredendo. La cultura è pochissima, e i pochi validi capaci di fare televisione e soprattutto di dire la verità così com’è, senza mezzi termini, vengono imbavagliati. Come se non bastasse nessuno fa niente per evitare queste cose. Proprio vero che l’Italia è marcia dall’interno. Come le fondamenta di una casa di legno: sembra bella in apparenza, ma sotto sotto è sul punto di crollare a pezzi. E a fare televisione, o meglio, a decidere cosa fare in televisione sono quelli del ‘68.